L’offensiva ribelle e jihadista in tutto il Mali
Il 25 aprile scorso, il gruppo jihadista Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslim (JNIM) e il movimento ribelle tuareg dell’Azawad Liberation Front (ALF), hanno condotto una serie di attacchi armati simultanei contro obiettivi ad alto valore strategico e simbolico in tutto il Mali.
Nello specifico, le operazioni hanno interessato le città di Gao, Mopti, Sévaré, Kidal e addirittura la capitale Bamako. Tra le altre, è stata colpita la cittadella militare di Kati, residenza delle unità d’élite e delle alte cariche militari maliane, dove ha perso la vita il Ministro della Difesa, Sadio Camara, figura centrale nella strategia securitaria nel Paese e responsabile del rafforzamento della cooperazione con la Federazione Russa, a causa di una autobomba.
La giunta militare al potere nella nazionale saheliana ha affermato di aver ripristinato il controllo sulle città colpite. Tuttavia, le Forze Armate nazionali e i mercenari degli Africa Corps russi hanno dovuto rovinosamente abbandonare Kidal dopo aver concordato con le milizie tuareg la creazione di un corridoio di esfiltrazione. Questo testimonia la soverchiante superiorità del JNIM e del ALF rispetto ai reparti maliani e russi presenti nella principale città del nord del Mali.
Nel complesso, l’offensiva rischia di mutare profondamente lo scenario maliano. La giunta, infatti, da molti mesi incontrava estreme difficoltà nel contenere la minaccia jihadista e ribelle tuareg, come testimoniato dall’aumento degli attacchi e del numero delle vittime e dall’espansione nel controllo del territorio. A riguardo, basti ricordare la crisi dei rifornimenti di carburante del settembre ed ottobre 2025, quando le autorità di Bamako furono costrette a trattare con i ribelli per ottenere il ripristino delle vie di comunicazione che rifornivano Bamako di combustibili.
In questo contesto è emersa la scarsa efficacia operativa degli Africa Corps, la cui presenza non ha prodotto miglioramenti significativi alla situazione securitaria maliana e il cui fallimento, di conseguenza, costituisce l’ennesimo smacco nell’immagine e nella strategia russa in Africa.
Presumibilmente, i due gruppi intensificheranno le operazioni congiunte al fine di assumere il destabilizzare il governo centrale, rafforzare il controllo del territorio nel nord del Paese provare a realizzare i rispettivi obbiettivi strategici: la costituzione di un emirato islamico per JNIM e l’indipendenza della regione dell’Azawad per l’ALF. In quest’ottica, i gruppi jihadisti hanno addirittura minacciato di cingere d’assedio la capitale Bamako.
In questo contesto, la giunta militare maliana potrebbe essere indotta a riconsiderare le proprie partnership militari, nel tentativo di colmare il divario capacitivo e garantire la tenuta del proprio assetto di potere.